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E’ una delle domande che più frequentemente viene richiesta ad ogni chirurgo plastico: a che età fare il lifting viso e quali sono i fattori che possono farci capire che è giunto il momento di sottoporsi a questo intervento?

Fornire una risposta univoca è difficile. Spesso infatti non è semplice per il paziente accettare i cambiamenti legati all’invecchiamento: un meccanismo psicologico di difesa può portare a pensare che il nostro aspetto sia più giovanile rispetto a quello dei coetanei, anche quando ciò non è vero. Il segreto sta quindi nell’osservare e riconoscere i segni che rivelano la nostra vera età.

 

I segnali che è il momento di fare un lifting al viso 

Con l’avanzare degli anni, la produzione di collagene nella pelle diminuisce e i segni dell’invecchiamento possono iniziare a manifestarsi in modo sempre più evidente. In particolare, quello che di solito capita alla maggior parte dei visi è legato a uno o più di questi difetti:

 

  • la comparsa delle pieghe naso-labiali, che possono presentarsi anche precocemente, già dai 25/30 anni. Per cercare di rallentare questo fenomeno può essere molto utile la biorivitalizzazione, ma quando le pieghe sono abbastanza profonde nessun rimedio di medicina estetica può portare a risultati duraturi.
  • La “scheletrizzazione” dell’orbita dell’occhio. La pelle dell’area perioculare, molto più delicata rispetto a quella di altre aree del viso, è caratterizzata dalla comparsa di rughe (dette anche zampe di gallina) che possono essere combattute efficacemente in fase non avanzata solo con l’acido ialuronico o altri filler specifici.
  • La perdita di volume e contorno delle labbra. L’area superiore delle labbra infatti è sensibile agli estrogeni, gli ormoni sessuali femminili, che diminuiscono fisiologicamente con la menopausa. Fin dai primi cambiamenti ormonali le labbra iniziano a invecchiare, perdono gradualmente il turgore naturale e mostrano pieghe e rughette chiamate “codice a barre”, più evidenti nelle donne fumatrici.
  • Macchie e colorito non uniforme. Una pelle giovane ha una tipica consistenza morbida e splendente, ma nel corso degli anni il processo di rinnovamento cellulare della cute rallenta e questo fa sì che il derma perda la sua capacità di riflettere la luce, che la trama appaia irregolare e con pori dilatati, che il colorito non sia più uniforme ma disomogeneo e con macchie scure.
  • La comparsa delle rughe profonde. Le rughe si formano a causa della forza di gravità, che a poco a poco fa scivolare i tessuti molli del nostro viso verso il basso. Queste rughe non hanno nulla a che fare con le linee espressive e cominciano a manifestarsi dai 35 ai 45 anni quando la pelle, soprattutto nelle aree più critiche, inizia a subire cedimenti.

Come possiamo quindi capire che è arrivato il momento di fare un lifting viso? Quando iniziano a manifestarsi questi due fattori:

 

  • irrequietezza psicologica: se ci si guarda allo specchio e non ci si riconosce più, ritenendo che il proprio aspetto fisico non corrisponda alla nostra immagine interiore. Da questo possono scaturire tutta una serie di comportamenti asociali, come ad esempio evitare fotografie o non sentirsi a proprio agio nell’uscire di casa.
  • I prodotti cosmetici e i trattamenti estetici non danno più risultati: peeling, filler e creme sono efficaci solo nella correzione di piccoli difetti e non forniscono risultati permanenti.

 

Lifting facciale: risultati e durata

Tenendo conto che il risultato del lifting permangono all’incirca per dieci anni, molti chirurghi consigliano di non aspettare troppo e approcciare al lifting viso intorno ai 45 anni, quando la pelle ha ancora un apprezzabile grado di elasticità. In questo modo, si punta a conservare la freschezza del viso fino ai 55 anni.

 

Altri chirurghi consigliano invece un’età compresa tra i 50 e i 60 anni, considerando in questa valutazione che si possono poi affrontare dei piccoli interventi nel corso del decennio successivo, per rafforzare il risultato e farlo durare più a lungo possibile. In linea generale, comunque, un chirurgo competente saprà indirizzare il paziente verso la scelta giusta e ricorderà che la soddisfazione è l’unico misuratore reale della buona riuscita di un intervento.

 

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